Ovaio policistico: sintomi, cause e rimedi per il tuo benessere

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) colpisce 1 donna su 10 e porta con sé sintomi, squilibri ormonali e difficoltà di fertilità. In questa guida scopri cause, impatto su ciclo e salute, e come dieta, sport e integrazione nutraceutica possano aiutare a gestirla.
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Ovaio policistico: sintomi, cause e rimedi per il tuo benessere

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) colpisce 1 donna su 10 e porta con sé sintomi, squilibri ormonali e difficoltà di fertilità. In questa guida scopri cause, impatto su ciclo e salute, e come dieta, sport e integrazione nutraceutica possano aiutare a gestirla.

In questo articolo

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una delle condizioni ginecologiche più comuni: secondo le linee guida internazionali la PCOS colpisce tra l’8% e il 13% delle donne in età fertile (Rotterdam ESHRE/ASRM-Sponsored PCOS Consensus Workshop Group, Fertility and Sterility, 2004; March et al., Human Reproduction, 2010). Nonostante sia così diffusa come patologia, resta una diagnosi che spesso arriva in ritardo, lasciando chi ne soffre confusa, frustrata e piena di domande. In questo articolo ti accompagneremo nella comprensione della Sindrome dell’Ovaio Policistico per capire:
  • cos’è la PCOS e come viene diagnosticata,

  • quali sono i sintomi e le possibili cause dell’ovaio policistico,

  • come la PCOS influenza il ciclo mestruale e la fertilità,

  • quali strategie pratiche possono aiutarti a gestirla

PCOS significato: cosa vuol dire davvero e differenze da altre condizioni

La PCOS, o sindrome dell’ovaio policistico, non è una singola malattia ma una condizione complessa che può essere diagnosticata partendo dai così definiti “Criteri di Rotterdam” (criteri di Rotterdam, 2003):
  1. Ciclo irregolare o assenza di ovulazione, detta anche anovulazione.
  2. Eccesso di ormoni androgeni (manifestazioni come acne, irsutismo, perdita di capelli).
  3. Aspetto “policistico” delle ovaie all’ecografia.

Per ricevere la diagnosi servono almeno due di questi tre criteri di Rotterdam. Non tutte le donne hanno lo stesso quadro: alcune presentano cicli irregolari ma nessun problema cutaneo, altre mostrano ovaie micropolicistiche ma ovulano regolarmente.

Ovaio micropolicistico: un falso allarme frequente

All’ecografia può comparire il termine “ovaio micropolicistico”, che descrive la presenza di numerosi piccoli follicoli disposti a corona, simili a una collana di perle.  È importante sapere che questo aspetto ecografico non equivale automaticamente a PCOS:
  • può essere un reperto transitorio, legato all’età giovane (adolescenti e ragazze sotto i 20 anni lo mostrano spesso);
  • può comparire in donne sane che non hanno squilibri ormonali né cicli irregolari.

In altre parole: avere un ovaio micropolicistico non significa avere la sindrome dell’ovaio policistico. Solo la valutazione clinica complessiva può chiarire la diagnosi.

Ovaio multifollicolare: una variante spesso fisiologica

Un’altra condizione che genera confusione è l’ovaio multifollicolare: un reperto ecografico in cui sono presenti molti follicoli (più di 12 per ovaio), ma distribuiti in modo diverso rispetto alla PCOS.

  • Si osserva in donne giovani o in fase di pubertà, quando l’attività ovarica è particolarmente intensa.

  • Non comporta alterazioni ormonali significative.

 

Di solito non richiede alcun trattamento, se non un monitoraggio nel tempo.

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Sintomi dell’ovaio policistico: come riconoscerli davvero

La PCOS si manifesta in modi diversi da donna a donna. Alcune hanno cicli molto irregolari, altre notano soprattutto acne o difficoltà a perdere peso. Non esiste un “unico volto” della sindrome: la varietà dei sintomi è proprio ciò che la rende difficile da riconoscere e, spesso, porta a diagnosi tardive.

L’iperandrogenismo: il filo conduttore dei sintomi

Uno degli aspetti chiave della PCOS è l’iperandrogenismo, cioè la produzione eccessiva di ormoni androgeni (tipicamente maschili, come il testosterone). Questo squilibrio è alla base di molti segni visibili: acne persistente, crescita di peli in eccesso (irsutismo), diradamento dei capelli.

Non tutte le donne con PCOS presentano iperandrogenismo evidente, ma quando è presente diventa uno dei criteri più chiari per arrivare alla diagnosi.

Dal ciclo irregolare all’acne: i segnali più comuni

  • Ciclo irregolare o assente: può variare da cicli molto lunghi (oltre 35 giorni) a vera e propria amenorrea.

  • Acne persistente: non solo in adolescenza, ma anche in età adulta, resistente ai trattamenti estetici.

  • Aumento di peso: frequente soprattutto in chi ha insulino resistenza.

PCOS, irsutismo e capelli

  • Irsutismo: crescita di peli scuri e spessi in zone come viso, torace, addome, seno. È uno dei sintomi più pesanti dal punto di vista psicologico.

  • Diradamento dei capelli: alopecia androgenetica femminile, con capelli che diventano più sottili e cadono soprattutto in zona frontale e centrale.

Non esiste un unico “quadro tipico” della PCOS, ma riconoscere i sintomi principali – soprattutto quelli legati all’iperandrogenismo – può aiutare a cercare una diagnosi tempestiva.

PCOS cause: da dove nasce la sindrome dell’ovaio policistico

La PCOS è una condizione multifattoriale: non ha una causa unica ma deriva dall’interazione di squilibri ormonali, predisposizione genetica, fattori metabolici e infiammatori, che variano da donna a donna.

Squilibri ormonali: testosterone, LH e FSH

Al centro della PCOS troviamo spesso alterazioni nel delicato equilibrio tra gli ormoni sessuali femminili e maschili:
  • Testosterone e androgeni: sono più alti rispetto al normale, causando acne, irsutismo e alterazioni del ciclo.

  • LH (ormone luteinizzante): tende a essere elevato → stimola la produzione di androgeni nelle ovaie.

  • FSH (ormone follicolo-stimolante): spesso basso → rende difficile la maturazione dei follicoli ovarici e quindi l’ovulazione.

Questo squilibrio contribuisce sia ai sintomi clinici (ciclo irregolare, acne, irsutismo), sia alle difficoltà di concepimento.

Insulino resistenza e PCOS: un’associazione frequente

Circa il 70% delle donne con PCOS presenta una condizione di insulino resistenza, cioè una ridotta capacità dell’organismo di utilizzare l’insulina in modo efficace (Dunaif, Endocrine Reviews, 1997; Diamanti-Kandarakis & Dunaif, Endocrine Reviews, 2012).

Questo non significa che l’insulino resistenza sia la causa assoluta della PCOS: è piuttosto un fattore associato che può peggiorare il quadro ormonale, amplificando la produzione di androgeni e aumentando il rischio di obesità, diabete e complicanze metaboliche.

  • Non tutte le donne con PCOS hanno insulino resistenza.
Quando è presente, però, rende più difficile perdere peso e regolare il ciclo.

Infiammazione cronica: come alimenta i sintomi della PCOS

Alcuni studi dimostrano che la PCOS è collegata a uno stato infiammatorio cronico di basso grado, con livelli aumentati di citochine e proteina C-reattiva (González, JCEM, 2006; Diamanti-Kandarakis, Endocrine Reviews, 2022). Questo non è la causa primaria della PCOS, ma un co-fattore che può:
  • peggiorare l’insulino resistenza

  • alimentare lo stress ossidativo

  • influire negativamente su ovulazione e fertilità

La PCOS non ha quindi un’unica causa. È il risultato di più fattori che si intrecciano: squilibri ormonali, insulino resistenza (non sempre presente) e infiammazione cronica

PCOS e ciclo mestruale: perché le mestruazioni sono irregolari?

La PCOS è una delle cause più frequenti di ciclo mestruale irregolare. Non è raro che in donne con una diagnosi di PCOS possa saltare il ciclo per un mese (o anche di più), oppure al contrario avere le mestruazioni due volte in un mese solo.

Gli squilibri ormonali che caratterizzano questa sindrome impediscono al ciclo di seguire il suo ritmo naturale: i follicoli faticano a maturare, l’ovulazione non avviene regolarmente e il ciclo diventa lungo, irregolare o addirittura assente.  Questo è spesso il primo campanello d’allarme che porta molte donne a prenotare una visita ginecologica.

Ciclo irregolare e ovaio policistico: cosa succede a livello ormonale

Nella PCOS i follicoli ovarici iniziano a crescere, ma non arrivano mai a maturazione completa. Questo accade perché:
  • i livelli di LH sono troppo alti rispetto a quelli di FSH, bloccando lo sviluppo del follicolo dominante;
  • la produzione di androgeni in eccesso altera ulteriormente il processo.

Il risultato è un ciclo che si allunga oltre i 35 giorni, con mestruazioni scarse e poco frequenti (oligomenorrea) o, in alcuni casi, del tutto assenti (amenorrea). Questo squilibrio non è solo fastidioso, ma ha un impatto diretto sulla fertilità.

Anovulazione: come influenza la fertilità

L’anovulazione è l’assenza di ovulazione e rappresenta uno dei problemi principali nelle donne con PCOS. Anche quando il ciclo compare, spesso non è stato preceduto da una vera ovulazione: in pratica, le mestruazioni ci sono ma non è stato rilasciato alcun ovocita.

Questo spiega perché molte donne con PCOS abbiano difficoltà a concepire naturalmente. Tuttavia, l’anovulazione non è irreversibile: con monitoraggi, stili di vita adeguati e terapie mirate è possibile ristabilire la regolarità ovulatoria e aumentare le probabilità di gravidanza.

Microbiota e PCOS: un collegamento sempre più chiaro

Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a guardare con attenzione al microbiota, cioè l’insieme dei batteri che vivono nel nostro intestino e nella vagina, e non solo, scoprendo che il loro equilibrio può influenzare anche la salute ormonale e riproduttiva. 

Nelle donne con PCOS sono state osservate alterazioni sia a livello del microbiota intestinale che nel microbiota vaginale, che potrebbero contribuire a peggiorare i sintomi e ridurre le probabilità di concepimento (Torres et al., Human Reproduction Update, 2018; Liu et al., Frontiers in Endocrinology, 2021).

Microbiota intestinale e PCOS: come la disbiosi peggiora resistenza insulinica e infiammazione

Il microbiota intestinale svolge un ruolo chiave nella regolazione del metabolismo e del sistema immunitario. In caso di disbiosi (perdita di diversità batterica e prevalenza di specie “cattive”):

  • aumenta la permeabilità intestinale, con passaggio di tossine nel sangue;
  • si alimenta un processo infiammatorio cronico di basso grado;
  • peggiora la resistenza insulinica, che già colpisce molte donne con PCOS.

     

Queste alterazioni sono state documentate in studi osservazionali e meta-analisi che mostrano una composizione del microbiota intestinale significativamente diversa nelle donne con PCOS rispetto a quelle sane (Lindheim et al., Fertility and Sterility, 2017; Torres et al., 2018).

Microbiota vaginale e PCOS: effetti sulla qualità ovocitaria e sul rischio di infertilità

Anche il microbiota vaginale è spesso alterato nelle donne con PCOS. Normalmente dovrebbe prevalere la presenza di lattobacilli, che proteggono da infezioni e mantengono il pH equilibrato. Quando invece diminuiscono, possono comparire:
  • infezioni ricorrenti, come candida o cistiti

  • peggioramento della qualità ovocitaria

  • aumento del rischio di infertilità e fallimenti di impianto negli interventi di PMA

Uno studio recente ha evidenziato differenze significative nella composizione del microbiota vaginale tra donne con e senza PCOS, con associazione diretta a peggioramento della qualità ovocitaria (Liu et al., Frontiers in Endocrinology, 2021). Questi dati si inseriscono in un filone di ricerche che già da anni conferma il ruolo del microbiota vaginale nella fertilità (Green et al., Human Reproduction, 2015).

Probiotici e PCOS: studi preliminari su ciclo e insulino resistenza

Alcuni studi clinici randomizzati hanno iniziato a valutare l’uso di probiotici e simbiotici nelle donne con PCOS. I risultati sono promettenti:
  • miglioramento della sensibilità insulinica

  • riduzione di marker infiammatori

  • maggiore regolarità mestruale in alcune pazienti

In particolare, Jamilian et al. (Clinical Nutrition, 2018) hanno osservato che la supplementazione probiotica migliora insulino resistenza e infiammazione. Rashad et al. (Archives of Gynecology and Obstetrics, 2020) hanno mostrato che un trattamento con simbiotici (probiotici + prebiotici) può avere effetti positivi su parametri ormonali e regolarità del ciclo. Non esistono ancora protocolli terapeutici standardizzati, ma integrare alimentazione ricca di fibre, cibi fermentati, prebiotici (link a colon) probiotici mirati potrebbe diventare un tassello importante nella gestione della PCOS.

PCOS e fertilità: come aumentare le probabilità di concepimento

La PCOS rientra come una delle possibili cause di infertilità femminile legata a anovulazione cronica. Questo non significa che avere la sindrome equivalga a non poter diventare madre: molte donne con PCOS riescono a concepire, sia naturalmente che con il supporto di percorsi mirati.
La ricerca conferma che un approccio integrato – che combina alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e integrazione nutraceutica specifica, con il supporto del ginecologo – può migliorare sensibilmente le probabilità di gravidanza (Legro et al., NEJM, 2007; Teede et al., Human Reproduction, 2018). È fondamentale sottolineare che prima di assumere farmaci o integratori, così come prima di intraprendere procedure mediche, è sempre necessario consultare il proprio ginecologo o medico di fiducia.

PCOS e gravidanza: difficoltà e possibilità reali

La difficoltà principale nella PCOS è l’assenza o irregolarità dell’ovulazione. Senza un ovocita disponibile, il concepimento è impossibile. Tuttavia:

  • circa il 60-70% delle donne con PCOS riesce a concepire nel corso della vita, con o senza supporto terapeutico (Bozdag et al., Human Reproduction, 2016);
  • la fertilità naturale può migliorare grazie a perdita di peso moderata, gestione dell’insulino resistenza e sostegno con integratori nutraceutici per la fertilità mirati.
Un approccio personalizzato che unisca ginecologo, nutrizionista ed eventualmente endocrinologo è la strada più sicura ed efficace.

PMA e PCOS: quando ricorrere alla procreazione medicalmente assistita

Quando gli interventi conservativi non bastano, è possibile valutare la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

  • Fecondazione in vitro (FIVET/ICSI): opzione utile nei casi in cui oltre alla PCOS siano presenti altri fattori di infertilità.

  • Nei protocolli per PCOS si utilizzano strategie personalizzate per ridurre il rischio di OHSS (sindrome da iperstimolazione ovarica), a cui le donne con questa sindrome sono più predisposte (ESHRE Guidelines, 2019).

Anche in questo caso, la decisione deve essere presa insieme al ginecologo, valutando benefici, rischi e alternative di supporto (nutraceutici, modifiche dello stile di vita).

Dieta per l’ovaio policistico: come l’alimentazione può aiutare

L’alimentazione, insieme all’integrazione nutraceutica, è uno degli strumenti più efficaci per gestire la PCOS. Diversi studi hanno dimostrato che un’alimentazione adeguata può ridurre l’insulino resistenza, riequilibrare gli ormoni e migliorare la regolarità del ciclo (Moran et al., Human Reproduction Update, 2013).

Mangiare in modo corretto significa non solo controllare il peso, ma anche influenzare positivamente il microbiota intestinale e ridurre l’infiammazione, due fattori che incidono direttamente sui sintomi della sindrome.

Una dieta bilanciata può fare la differenza, ma deve essere sempre personalizzata e studiata con il supporto di un nutrizionista o del medico.

Alimentazione per ovaio policistico e insulino resistenza: principi base

Le donne con PCOS spesso hanno un metabolismo più sensibile ai picchi glicemici. Per questo motivo, l’alimentazione deve:
  • favorire alimenti a basso indice glicemico (cereali integrali, legumi, frutta a basso contenuto di zuccheri);

  • garantire adeguato apporto proteico, soprattutto da fonti magre o vegetali;

aumentare fibre e verdure per migliorare sazietà e ridurre i picchi di insulina.

Cibi da limitare con PCOS: zuccheri raffinati, grassi saturi e alcol

Non esistono alimenti “proibiti”, ma alcuni cibi peggiorano l’infiammazione e l’insulino resistenza e quindi dovrebbero essere limitati al minimo:

  • dolci industriali, bevande zuccherate e farine raffinate;
  • carni rosse grasse e insaccati;
  • fritti e cibi ultraprocessati;
  • consumo eccessivo di alcol.
La riduzione di questi alimenti, insieme a uno stile di vita sano, contribuisce non solo a gestire la PCOS ma anche a prevenire complicanze metaboliche a lungo termine.

Esempio dieta PCOS: linee guida generali di riferimento

Non esiste una dieta “unica” valida per tutte le donne con PCOS. Ogni piano alimentare deve essere personalizzato insieme a un nutrizionista, in base al peso, allo stile di vita e agli obiettivi. Tuttavia, alcune linee guida generali possono aiutare a orientarsi:

  • Privilegiare i carboidrati complessi e integrali (come avena, quinoa, riso integrale, pane di segale) al posto di quelli raffinati, per evitare picchi glicemici.

  • Combinare sempre carboidrati e proteine nello stesso pasto (es. legumi con cereali, pesce con verdure e olio extravergine) per favorire sazietà e stabilità glicemica.

  • Consumare verdure in abbondanza, soprattutto crude o poco cotte, per l’alto apporto di fibre, vitamine e minerali.

  • Preferire grassi “buoni” come olio extravergine di oliva, avocado, frutta secca e semi oleosi, utili per contrastare l’infiammazione.

  • Integrare alimenti ricchi di omega-3 (pesce azzurro, semi di lino, noci) che hanno un ruolo positivo sulla resistenza insulinica e sull’equilibrio ormonale.

  • Limitare zuccheri semplici e dolci industriali, che aggravano insulino resistenza e sbalzi ormonali.

  • Fare attenzione alle porzioni: non si tratta solo di cosa mangiare, ma anche di quanto. Piccoli pasti bilanciati aiutano a tenere stabile la glicemia.

Alimentazione, microbiota e nutraceutica: un approccio integrato

Il cibo influenza direttamente il microbiota intestinale, che a sua volta condiziona infiammazione e resistenza insulinica (Torres et al., Human Reproduction Update, 2018). Per questo:

  • un’alimentazione ricca di fibre, legumi e cibi fermentati può migliorare la diversità del microbiota;

  • i nutraceutici a base di inositolo, vitamina D e probiotici possono rappresentare un sostegno mirato nella gestione della sindrome.

 

Gli integratori nutraceutici di nuova generazione, come MyoFem di Sestre, sono formulati a partire da studi scientifici proprio per supportare la regolarità del ciclo mestruale, il metabolismo insulinico nelle donne con PCOS, integrando i benefici della dieta quotidiana.

Esami per PCOS: quali fare per una diagnosi corretta

Diagnosticare la PCOS non significa fare un singolo esame. Si tratta di un processo multidisciplinare, che unisce anamnesi (raccolta della storia clinica), visita ginecologica, ecografia ed esami ormonali.

Le linee guida internazionali (Rotterdam ESHRE/ASRM, 2003; Teede et al., Human Reproduction, 2018) indicano che per la diagnosi servono almeno due dei tre criteri di Rotterdam: ciclo irregolare o assenza di ovulazione, iperandrogenismo clinico o biochimico, ovaie policistiche all’ecografia. Fare i giusti accertamenti significa non solo confermare la diagnosi, ma anche escludere altre condizioni che possono dare sintomi simili (ad esempio problemi tiroidei o iperprolattinemia).

Ecografia delle ovaie: come riconoscere l’ovaio policistico

L’ecografia transvaginale è uno degli strumenti diagnostici principali. In caso di PCOS si osserva:

  • un numero aumentato di follicoli (≥ 20 per ovaio secondo i criteri aggiornati),

  • volume ovarico aumentato (>10 ml).

È fondamentale che l’ecografia venga eseguita da specialisti esperti, perché esistono altre condizioni ecografiche simili (come l’ovaio micropolicistico o multifollicolare) che non significano automaticamente PCOS (Dewailly et al., Human Reproduction Update, 2014).

Analisi ormonali: quali valori monitorare

Gli esami del sangue permettono di valutare lo squilibrio ormonale tipico della sindrome:

  • LH e FSH: rapporto spesso alterato (LH/FSH > 2).

  • Testosterone totale e libero: spesso elevati.

  • Prolattina e TSH: utili per escludere altre patologie endocrine.

  • AMH (ormone antimulleriano): solitamente alto nelle donne con PCOS, perché riflette l’elevato numero di follicoli.

Nessun valore isolato basta per la diagnosi: i risultati vanno sempre interpretati dal ginecologo nel contesto clinico complessivo.

Esami metabolici: valutare anche oltre la fertilità

La PCOS non riguarda solo la sfera ginecologica: è associata anche a rischi metabolici (diabete, ipertensione, colesterolo alto). Per questo le linee guida raccomandano di eseguire periodicamente:
  • glicemia e curva da carico orale di glucosio,

  • insulina a digiuno,

  • profilo lipidico (colesterolo, trigliceridi).

Questi esami aiutano a capire se è presente insulino resistenza o altre complicanze, per intervenire precocemente (Legro et al., JCEM, 2013). La diagnosi di PCOS non è mai “un’ecografia e basta”. È il risultato di più esami integrati, letti insieme dal ginecologo per dare un quadro completo e proporre un piano di gestione personalizzato.

PCOS e trattamenti: dalle terapie farmacologiche all’integrazione nutraceutica

Non esiste un unico trattamento valido per tutte le donne con PCOS: la gestione deve essere personalizzata, in base all’età, ai sintomi prevalenti e all’eventuale desiderio di gravidanza. 

Le linee guida internazionali (Teede et al., Human Reproduction, 2018) raccomandano un approccio che unisca stile di vita, farmaci quando necessari e integrazione nutraceutica mirata.

Qualsiasi scelta terapeutica deve essere sempre concordata con il ginecologo o con il medico di fiducia.

Pillola per ovaio policistico: quando è indicata e quali sono i limiti

La pillola anticoncezionale è uno dei trattamenti più prescritti nella PCOS, soprattutto in assenza di desiderio di gravidanza.

  • Aiuta a regolarizzare il ciclo mestruale.

  • Riduce i livelli di androgeni, migliorando acne e irsutismo.

  • Può contribuire a proteggere l’endometrio da ispessimenti anomali.

Tuttavia, la pillola non cura la causa della PCOS: non migliora l’insulino resistenza né favorisce l’ovulazione spontanea. Inoltre, i sintomi tendono a ripresentarsi alla sospensione del trattamento (Legro et al., NEJM, 2007).

Possibili effetti collaterali della pillola

  • nausea o mal di testa
  • tensione al seno
  • variazioni dell’umore
  • ritenzione idrica e gonfiore
  • piccoli aumenti di peso
  • in rari casi aumento del rischio cardiovascolare (soprattutto in donne fumatrici o con fattori di rischio)

Per questo è importante che la scelta della pillola sia sempre valutata insieme al ginecologo, tenendo conto della storia clinica personale.

Integrazione nutraceutica per la PCOS: un supporto concreto

Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato l’efficacia di alcuni integratori nutraceutici nel supportare la gestione della PCOS, soprattutto in presenza di insulino resistenza e squilibri ormonali, tanto da risultare una più che valida alternativa non ormonale, nella gestione dell’ovaio policistico.

  • Inositolo: migliora la sensibilità insulinica e la regolarità ovulatoria (Nestler et al., NEJM, 1999; Facchinetti et al., Gynecological Endocrinology, 2009).
  • Vitamina D: utile per il metabolismo del glucosio e la funzione ovarica.
  • Antiossidanti (es. resveratrolo, Omega-3): riducono l’infiammazione cronica e migliorano i marker metabolici.
  • Prebiotici e Probiotici specifici: supportano il microbiota intestinale e vaginale, con effetti positivi su insulino resistenza e regolarità del ciclo (Jamilian et al., Clinical Nutrition, 2018).

 

Integratori nutraceutici per l'ovaio policistico Sestre: Myofem e Colon capsule

Per chi non desidera assumere pillole ormonali nella gestione della PCOS, l’integrazione nutraceutica rappresenta un tassello fondamentale e un supporto valido nella gestione quotidiana dell’ovaio policistico. Gli integratori mirati possono sostenere il lavoro del ginecologo, migliorando insulino resistenza, squilibri ormonali e benessere intestinale.

MyoFem bustine

MyoFem è un integratore nutraceutico sviluppato in collaborazione con l’Università di Bari e formulato dal team scientifico di Sestre per rispondere alle esigenze delle donne con PCOS. Contiene Myo-Inositolo, Acido Folico nella forma attivata, Vitamina D, Agnocasto, Magnesio bisglicinato e Ferro liposomiale.

I suoi benefici principali:

  • Insulino resistenza: migliora la sensibilità all’insulina con ingredienti mirati.
  • Acne ormonale: riduce l’iperandrogenismo e migliora l’aspetto della pelle.
  • Ciclo irregolare: regolarizza ovulazione e mestruazioni, abbassando i livelli di prolattina.
  • Squilibrio ormonale: contrasta il testosterone elevato e aumenta i livelli di FSH.
  • Infiammazione e glicemia: aiuta a ridurre glucosio e marcatori infiammatori.
  • Stanchezza e vitalità: sostiene energia e benessere quotidiano grazie a vitamine e minerali.

Un alleato prezioso per migliorare la qualità ovocitaria, preservare la fertilità e ritrovare equilibrio ormonale.

Colon Capsule

Colon è un integratore nutraceutico in capsule pensato per ristabilire il giusto equilibrio del microbiota intestinale, fondamentale anche nelle donne con PCOS. La sua formulazione unisce ingredienti della Dieta Mediterranea con attivi specifici.

I suoi benefici principali:

  • Regolarizza il transito intestinale, contrastando la stitichezza.
  • Favorisce una pancia piatta, riducendo gonfiore e tensioni addominali (grazie ad Arancia Amara e Finocchio).
  • Migliora l’equilibrio del microbiota intestinale, sostenendo difese immunitarie e regolazione ormonale.
  • Contiene Epigenox®, un complesso brevettavo a base di Quercetina e Bromelina sviluppato con l’Università di Bari, che potenzia l’effetto antinfiammatorio.

Un intestino in salute significa anche un migliore equilibrio ormonale, condizione cruciale per gestire la PCOS.

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